Sanremo, le canzoni in gara

Ed eccoci giunti alla sessantanovesima edizione del festival di Sanremo, mica male! Nonostante le critiche e i commenti negativi del tipo: “Che scatole, per una settimana ora c’è Sanremo”, io credo che questa sia una bellissima tradizione, che mantiene in alto la nomea della musica italiana nel mondo.
Anche perché, nel mondo, la musica italiana è molto apprezzata.

Questo articolo non parlerà né dei conduttori, né delle polemiche, né degli ospiti, relativi al festival, ma solo di musica.
In particolare, riporto i 24 brani in gara, con il corrispettivo link YouTube che proviene dal canale ufficiale della Rai.
Sotto a ogni brano esprimo un commento personale, commento che potete esprimere anche voi lettori nei commenti. Scusate il gioco di parole, ma ho reso l’idea.

Cominciamo!

Mahmood – Soldi 

Questa canzone l’ho trovata un po’ una lagna, che sia voluto o meno, l’effetto non è piacevole. Peccato perché il cantante non ha affatto una brutta voce, anzi. Il testo è molto semplice, non lascia il segno. Mentre il ritornello ti entra in testa, ma non in modo positivo, visto che è una lagna appunto.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

Ho apprezzato molto l’inno alla semplicità di questa canzone e la dedica ai nonni. Questo è un tema che sento a me vicino, con me Nigiotti ha vinto facile. Peccato per qualche frase grezza (evitabile) che ha rovinato in parte il testo. Complessivamente la canzone è orecchiabile, piacevole e soprattutto delicata per le orecchie.

Irama – La ragazza con il cuore di latta

La canzone si compone di due parti. Nella prima Irama quasi racconta una storia, nella seconda questa storia si concretizza con il ritornello. Una bella canzone d’amore, arricchita dalla parte corale che dà quel qualcosa in più. Il successo che sta avendo Irama è indiscusso, non escludo che possa vincere lui.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Che dire, la parte musicale al piano è stupenda secondo me, così come quella orchestrale. L’interpretazione della Tatangelo è sopra alla media, anche se ci sono delle sbavature. Nonostante queste due componenti, la canzone non lascia il segno secondo me. Forse è troppo canonica, già sentita come musicalità.

Gli Ex-Otago – Solo una canzone

Devo essere sincero, non ha apprezzato l’interpretazione vocale, per niente. Troppi alti e bassi collegati approssimativamente. Il cantante sembrava essere oltre la sua tonalità sia sopra, che sotto. Questo ha rovinato tutto, sia la musica, che il testo, pertanto la canzone.

Einar – Parole nuove

Senza infamia e senza lode. Il testo è il punto forte della canzone, ma non è stato sfruttato il suo potenziale. Questo brano è ottimo per un sottofondo musicale, leggero e rilassante, ma ho paura che si limiti a questo.

Ghemon – Rose viola

Partiamo dal ritornello, che è un po’ stonato, come in generale le parole che Ghemon canta allungandole. Il ritmo è ondeggiante, il testo carino. Ma mi stupirei enormemente se questa canzone arrivasse alle fasi finali.

I Negrita – I ragazzi stanno bene

Siamo lontanissimi dal livello che avevano raggiunto con HELLdorado nel 2008 dal punto di vista musicale. Mi riferisco ad esempio a “Che rumore fa la felicità”. Tuttavia sono abissalmente superiori ad alcuni degli autori trattati fino ad ora. Il testo rimane il pezzo forte della canzone.

Arisa – Mi sento bene

Spumeggiante, ritmica, allegra. Arisa riesce sempre a mettere in risalto le potenzialità della sua voce nelle canzoni che canta e in questo caso non si è smentita di certo. Musicalità e testo si amalgamano nel trasmettere un messaggio positivo. Dopo avere ascoltato questa canzone, effettivamente “mi sento bene”.

Achille Lauro – Rolls Royce

Come la metto mi viene voglia di cambiare canzone. Qualche parola volgare ogni tanto, per richiamare l’attenzione e rendere la canzone apparentemente trasgressiva.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me

La canzone punta sul testo, di cantato c’è poco. Verso la fine il brano diventa più emozionale e c’è un’esplosione musicale e vocale. Ma è tardi.

Patty Pravo e Briga – Un po’ come la vita

Un duo un po’ insolito e a tratti scoordinato. Quest’unione forzata non rende onore alla bravura dei singoli cantanti, tant’è che le parti più belle della canzone sono quelle dove cantano singolarmente.

I Boombadash – Per un milione

L’impegno c’è stato, è visibile, così come la passione. Questo ha premiato i Boombadas, che personalmente non avevo mai sentito. Questa canzone appartiene alle poche allegre del Festival. Ma il paragone con Arisa è nettamente a favore della cantante.

Motta – Dov’è l’Italia

Questo cantante mi ricorda Branduardi ringiovanito di 40 anni. Ma il confronto con l’affermato cantautore non si regge in piedi secondo me, anche se la canzone non è inascoltabile. Il testo è invece criptico, non è per niente collegato. Non si capisce dove vuole andare a parare, a parte il fatto che è una canzone di protesta.

Paola Turci – L’ultimo ostacolo

La canzone mi è rimasta in testa, mi è arrivata. Molto apprezzabile l’abbinamento con la musica, che richiama continuamente la voce.
Quando la Turci sale con la voce nel ritornello e dice “ostacolo” e “pericolo” la variazione che interpreta non è affatto facile come sembra. Stonare è un attimo, invece non l’ha fatto. Beata lei!

Ultimo – I tuoi particolari

Ho scoperto ora che questo pezzo è primo su tendenze di YouTube. Un motivo ci sarà!
Ho apprezzato molto che il cantante suona il piano nella prima parte della canzone e vista la sua complessità, questo è un fattore aggiunto notevole. Dopo si è alzato e si è preso il palco.
La canzone d’amore ha un bellissimo testo, è passionale e ha tante variazioni sia nella musica che nella voce. Sembrerebbe essere la più articolata e studiata del Festival.

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta

Secondo me c’è un’enorme differenza fra i due cantanti. Lei è bravissima, ha una voce limpida e potente. Lui “rappa”. Io sono di parte, per me il rap è quello americano, quello di Tupac, di Eminem e posso citare altri mille artisti di quel calibro. Non c’è confronto. Più che rap questo è accompagnamento. Non fa schifo, assolutamente, ma non esalta per niente la parte cantata da Federica, che tiene in piedi la canzone.

Daniele Silvestri – Argento vivo

Il testo è inascoltabile, così come la canzone, che deve ringraziare l’orchestra di Sanremo, l’ha risollevata in parte.
La parte dove vengono “ripresi” i Daft Punk è imbarazzante, non si capisce neanche cosa dice la voce che entra in scena.
La canzone vuole essere di protesta contro la società contemporanea, ma non mi arrivi se sai solo parlare di problemi sociali direttamente e utilizzando qualche parolaccia a caso. Mi innervosisce un brano così, piuttosto che farmi riflettere.

Loredana Berté – Cosa ti aspetti da me

Loredana Berté è indubbiamente un personaggio. La sua carriera non si discute, ma stavolta l’esibizione è stata mediocre. Ci sono state diverse stecche degne di note nel ritornello. Kurt Cobain quando urlava, praticamente, dava tutto un altro effetto.
Per quanto riguarda il testo, è ripetitivo, sempre uguale e senza un gran significato. Mi aspettavo di più.

Il Volo – Musica che resta

Questi tre ragazzi sono bravissimi. Hanno una voce pazzesca che gli ha consentito di avere un immenso successo planetario e non si sono smentiti. Ma non so se questa canzone sia all’altezza di Grande amore, non so se riuscirà a vincere.

The Zen Circus – L’amore è una dittatura

La musica è carina, ma niente di più. Il testo non mi piace (è assai arduo capire le parole e comprenderne il senso), nemmeno il cantante, nemmeno come la canzone è cantata.

Nek – Mi farò trovare pronto

Non mi ha deluso. Nek è lui, la sua voce è inconfondibile, canta molto bene. Il brano però non è all’altezza, non emerge sugli altri. Mentre altre canzoni di questo Festival si salvano grazie alla musica e al testo, qui accade il contrario. Rimane comunque nettamente sopra alla media, secondo me.

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Anche dall’interpretazione data dai due cantanti si capisce che la canzone vuole emozionare, ma personalmente con me non è accaduto. Ascoltabile, carina, rilassante, ben interpretata, ma non mi è arrivata. Rimane comunque un bellissimo duetto.

Francesco Renga – Aspetto che torni

Toccante il testo, dedicato alla madre. Come Nek, Renga canta molto bene, ma proprio come nella canzone di Nek manca quella spinta, forse a causa della musica, che la renda indimenticabile.

Ed eccoci giunti alla fine della classifica, al prossimo articolo!

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Un pensiero riguardo “Sanremo, le canzoni in gara

  1. La vediamo allo stesso modo quasi per tutto. A un primo ascolto, mi sentirei di dissentire solo per Irama (la canzone non mi ha preso) e per Rose Viola, che, invece, secondo me ha un certo potenziale.

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